Posted by on Ago 23, 2012 in | 0 comments

Norlenghi si mise al lavoro di Wagner a Venezia subito dopo la morte del compositore, avvenuta il 13 febbraio del 1883, portandolo a termine nell’aprile dello stesso anno. L’opera fu pubblicata nel 1884 in soli 300 esemplari da Ferdinando Ongania Editore. L’autore era ben consapevole, e non era il solo, che la grandezza della figura di Richard Wagner sarebbe andata sempre più giganteggiando man mano che il tempo avesse fatto «sbollire le ire piccine dei contemporanei ed anche le adulazioni interessate e posto ben presto nella storia dell’arte e del pensiero umano».

Il suo sguardo diventerà così il più affidabile ed avvincente dei reportage sulle giornate veneziane di Wagner, che apre sull’orizzonte grigio verde lagunare quando, alla fine d’un giorno di settembre del 1882, «sotto la coperta d’uno di questi piccoli piroscafi che fanno il tragitto dal Lido a Venezia» Giuseppe Norlenghi vide per la prima volta Wagner. «Era con me un mio giovane amico, un magistrato armeno rifugiatosi a Venezia dai massacri che funestarono in quell’anno L’Egitto (…). Ad un tratto, accennandomi con gli occhi, mi disse: “Vedi quel signore; quello è Richard Wagner”. Provai una scossa a questo nome e, volto il capo nella direzione indicatami, vidi un vecchio signore con un gran cappello chiaro a larghe tese, e un soprabito grigio. Vicino a lui stava una signora dai capelli lussureggianti e completamente bianchi, dal volto d’un pallore strano, e d’un ovale perfetto. Confesso che, malgrado la mia ammirazione per l’autore del Lohengrin, quella che mi impressionò in quel momento fu la donna, che poi seppi essere la moglie di Wagner, la signora Cosima Liszt, figlia del celebre pianista … ».

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