Posted by on Ago 23, 2012 in | 0 comments

È il tramonto del 29 agosto quando, dopo una giornata trascorsa sul Lago Maggiore, Wagner dal treno vede, per la prima volta, Venezia emergere «dallo specchio d’acqua». Affacciatosi al finestrino, in un gesto d’entusiasmo, Karl Ritter, perde il proprio cappello. Per non essere da meno al proprio amico e compagno di quel viaggio, Wagner lancia anche il proprio. Il compositore lo ricorda nella sua autobiografia, dettata alla moglie Cosima: «Così, a capo scoperto, prendemmo subito una gondola e risalimmo tutto il Canal Grande fino alla piazzetta presso San Marco. Il tempo si era improvvisamente fatto minaccioso, l’aspetto stesso della gondola mi aveva sinceramente spaventato; per quanto avessi sentito celebrare queste singolari imbarcazioni dipinte di nero su nero, la prima che vidi, provai disagio e quando entrai sotto il tetto di panno nero, lì per lì la mia impressione non fu diversa da quella di un sopravvissuto al colera di un tempo: mi sembrava di fare parte di un corteo funebre d’appestati. Dove Karl, accanto ai muri fatiscenti, coglieva soltanto la Ca’ D’Oro della Fanny Eisler, oppure un altro palazzo famoso, il mio sguardo malinconico ricadeva unicamente sulle rovine in frantumi tra questi pregevoli edifici. Finii per stare in silenzio e mi lasciai sbarcare alla celebre Piazzetta, dove mi fu indicato il Palazzo dei Dogi: mi riservai d’ammirarlo appena mi fossi liberato della malinconia in cui m’aveva piombato l’arrivo a Venezia … ».

app-store-download-appdocumentary2 android-logo